Osteoporosi

Il termine osteoporosi indica la riduzione della massa e il deterioramento della microstruttura del tessuto osseo che conduce a una fragilità ossea e a un conseguente aumento del rischio di frattura. La perdita di tessuto osseo avviene in modo nascosto e silenzioso, senza provocare alcun dolore. Il primo episodio rilevatore dell’osteoporosi è spesso proprio una frattura, dovuta a una caduta o un piccolo trauma. Per comprendere meglio il meccanismo che, in presenza di osteoporosi, agevola la frattura, è utile conoscere più da vicino le ossa, la loro struttura e la loro funzione.




Ossa

Le ossa sono organi di forma e dimensioni variabili, la cui caratteristica perculiare è la resistenza meccanica. Sono presenti nell’organismo umano in numero superiore a 200 e, unite tra loro mediante articolazioni di differente tipo, costituiscono lo scheletro. Sulle ossa si inseriscono i muscoli, che mediante la loro funzione specifica di contrazione, sono i grado di determinare lo spostamento reciproco delle ossa medesime e quindi i movimenti dei diversi segmenti corporei. Le ossa sono anche sede di deposito di sali minerali e luogo di formazione degli elementi corpuscolati del sangue. Si distinguono classicamente, sulla base della loro morfologia, ossa lunghe, ossa piatte e ossa corte. L’osso è costituito da un impalcatura proteica incrostata e resa rigida da sali di calcio. Nel tessuto osseo sono presenti diversi tipi di cellule, gli osteoblasti, gli osteociti e gli osteoclasti.

  • Gli osteoblasti, situati alla periferia dell’osso, hanno il ruolo di formare il tessuto osseo medesimo, sintetizzando la sostanza intercellulare amorfa e le fibre collagene favorendo la calcificazione.
  • Gli osteociti sono cellule incluse tra gli strati dell’osso e sono in grado  sia di contribuire alla deposizione di tessuto osseo, sia di effettuare un’azione debolmente osteolitica, che libera ioni calcio, sotto il controllo ormonale di paratormone e calcitonina.
  • Gli osteoclasti sono cellule deputate al riassorbimento osseo, contribuiscono allo scambio di calcio tra osso e torrente circolatorio ematico e, sotto il controllo ormonale, insieme a osteoblasti e osteociti, partecipano al continuo rimodellamento osseo.

Nonostante l’apparente staticità, il tessuto osseo è estremamente attivo e interagisce continuamente con l’ambiente che lo circonda. È un tessuto vivo, che si rinnova continuamente con un processo di ricambio e rimodellamento che gli permette di far fronte alle diverse esigenze funzionali dell’organismo e di riparare eventuali lesioni o fratture. Nell’adolescenza prevalgono la presenza e l’attività degli osteoblasti che assicurano la crescita delle ossa e l’aumento del livello della massa ossea. In presenza di osteoporosi, prevale l’azione degli osteoclasti che sono più numerosi e attivi, determinando una riduzione della massa ossea. Gli osteoblasti, in numero ridotto, non riescono a bilanciare le perdite provocate dagli osteoclasti.

Struttura delle ossa

L’osso è formato da uno strato corticale, molto denso, definito osso compatto, che circonda una regione midollare composta da osso spugnoso.

  • Struttura compatta o corticale. È presente nell’80% dello scheletro e compone quasi esclusivamente le ossa lunghe e piatte. Permette una maggiore resistenza alle forze applicate lungo l’asse longitudianle delle ossa.
  • Struttura trabecolare o spugnosa. È organizzata in trabecole che, disposte perpendicolarmente tra di loro, delimitano ampie cavità occupate da midollo osseo.

La struttura spugnosa ha una densità molto minore rispetto alla struttura compatta. Le fratture si realizzano più frequentemente nelle sedi in cui è maggiormente presente l’osso spugnoso. I corpi vertebrali sono costituiti principalmente da osso spugnoso, circondato da uno strato sottile di osso compatto.

La riduzione della massa ossea che si produce fisiologicamente con il passare degli anni viene definita osteopenia. Il termine osteoporosi si utilizza,invece, quando i valori della massa ossea risultano ridotti in modo più marcato, tanto da provocare fratture anche per traumi minimi. Esiste un’altra patologia simile all’osteoporosi definita osteomalacia nella quale si ha un’alterazione qualitativa della massa ossea, per difetto di mineralizzazione della matrice proteica. Mentre nell’osteoporosi si ha una riduzione quantitativa della massa ossea senza alterazione della composizione dei minerali.

 

Le sedi più frequenti delle fratture sono il radio, il femore e i corpi vertebrali. Le fratture del radio, l’osso dell’avambraccio, posto sul lato del pollice, sono, normalmente, conseguenza di una caduta in avanti, quando instintivamente si portano le mani avanti per proteggere il corpo dall’impatto con il terreno. Dopo i 60 anni, sempre in conseguenza di cadute, si verificano frequentemente le fratture del femore, dovute alla riduzione della massa ossea, soprattutto a livello del collo del femore. Anche le ossa della colonna vertebrale, in particolare i corpi vertebrali, possono subire fratture in conseguenza all’osteoporosi. La presenza dell’osteoporosi non provoca di per sé alcun dolore. L’osteoporosi diventa responsabile dell’insorgenza del dolore quando la sua presenza ha favorito un cedimento strutturale di uno o più corpi vertebrali. I cedimenti strutturali delle vertebre possono manifestarsi in modo diverso: microfratture, deformazioni a lente biconcava, cuneizzazione, schiacciamenti veri e propri. La cuneizzazione è dovuta al cedimento del muro anteriore del corpo vetebrale. Kapandji evidenzia come, a livello della parte anteriore del corpo vertebrale, si ha una minore capacità di sopportare i carichi perché, a questo livello, le trabecole ossee sono più rarefatte. Nel giovane sano la parte anteriore del corpo vertebrale è in grado di tollerare una pressione di 600 kg, mentre la parte posteriore è in grado di tollerare una pressione di 800 kg. Questo significa che quando si verifica sul rachide una pressione superiore a 600 kg e inferiore a 800kg, per esempio una caduta, si ha il cedimento del muro anteriore del corpo vertebrale che provoca la caratteristica deformazione a cuneo. Se, invece, il trauma è più grave e si verifica sul rachide una pressione superiore a 800 kg, cede non solo il muro anteriore ma anche il muro posteriore, ne consegue una compressione completa, provocando uno schiacciamento del corpo vertebrale. Naturalmente, in presenza di osteoporosi è sufficiente una pressione minore a determinare questi cedimenti. Quanto è più grave l’osteoporosi, tanto minori sono le pressioni sufficienti a provocare queste lesioni ossee. Talvolta, la soglia di frattura tende a coincidere con la soglia di carico e si produce una frattura senza alcun sforzo particolare. Queste deformazioni a cuneo si verificano con maggiore frequenza a livello dorsale (D6,D7,D8 e D9). Il cedimento del muro anteriore dei corpi vertebrali e le conseguenti deformazioni a cuneo sono responsabili dell’ipercifosi senile, che si manifesta con il dorso curvo e con una riduzione della statura. Le fratture dovute all’osteoporosi provocano una significativa disabilità che condiziona il sonno e le normali attività quotidiane.

Molti sono i fattori di rischio che favoriscono l’insorgenza dell’osteoporosi




Fattori di rischio che non possono essere evitati

  • Età e sesso. Sono due i motivi che spiegano la maggior diffusione dell’osteoporosi nel sesso femminile: il fatto che le donne possiedano una massa ossea minore rispetto agli uomini e le modificazioni endocrine che, nella menopausa, determinano nelle donne una perdita di massa ossea più precoce e più marcata che negli uomini.
  • Razza. L’osteoporosi è più diffusa tra le popolazioni di razza caucasica e orientale; è meno diffusa nelle popolazioni africane.
  • Menopausa precoce. Naturalmente, se la menopausa sopraggiunge precocemente, prima dei 45 anni, il processo che induce una riduzione della massa ossea è anticipato. Lo stesso avviene in caso di menopausa chirurgica (asportazione di entrambe le ovaie).
  • Assenza prolungata di carico e immobilizzazione forzata. Le malattie che costringono a lungo a letto e le immobilizzazioni provocano una riduzione della massa ossea che diventa più marcata quanto puù si prolunga l’assenza di carico.

Fattori di rischio in parte controllabili

  • Farmaci. I corticosteroidi usati a lungo come farmaci antinfiammatori, antireumatici, e antiallergici, possono agevolare, come effetto collaterale, l’insorgenza della osteoporosi.

Fattori di rischio che possono essere eliminati

  • Scarsa attività fisica.
  • Mancanza di esposizione alla luce solare. La luce solare è fondamentale per la sintesi della vitamina D. Questa vitamina ha un ruolo determinante nella prevenzione dell’osteoporosi, regola il metabolismo del calcio e garantisce adeguate quantità di calcio per una corretta ossificazione.
  • Caffeina, nicotina e alcol. La caffeina  e la nicotina provocano un aumento della percentuale di calcio nelle urine agevolando l’osteoporosi. Anche l’abuso di alcol costituisce un fattore di rischio.

Benefici del movimento

L’osteoporosi viene definita anche malattia da disuso, perchè spesso trae origine dall’assenza prolungata di carico e dall’immobilizzazione. Inoltre, l’ossso è un tessuto vivo: la sua crescita è stimolata dal movimento e dagli sforzi meccanici. Le ricerche hanno dimostrato che la ripetizione di carichi regolare sulle ossa aumenta significativamente la loro densità, permette di costruire delle riserve di tessuto osseo, di prevenire e ritardare l’inevitabile riduzione della massa ossea dovuta all’invecchiamento. Se ben programmati e dosati, i giusti esercizi possono invertire il processo osteoporotico anche quando è già avviato. Durante la crescita è necessario aumentare il più possibile il livello di massa ossea con la consuetudine quotidiana di giocare all’aria aperta nell’infanzia e con la pratica di attività motorie e sportive nell’adolescenza. Durante l’età adulta è importante mantenere elevato il livello di massa ossea con un costante esercizio delle capacità motorie di base. Nella terza età la consuetudine al movimento e le capacità fisiche acquisite permettono di continuare le attività motorie e sportive, adattandole alle limitazioni imposte dall’età per attenuare l’inevitabile riduzione della massa ossea. Perchè sia efficace, il programma di esercizi si prefigge i seguenti obiettivi:

  1. miglioramento delle capacità di controllare la colonna vertebrale nelle posizioni e nei movimenti quotidiani;
  2. conservazione delle capacità della colonna vetebrale di estendersi, impedendo che la colonna si irrigidisca in una posizione di flessione;
  3. miglioramento dell’elasticità muscolare per mantenere una buona mobilità articolare;
  4. rafforzamento muscolare, soprattutto dei muscoli estensori del rachide, e apprendimento della capacità di stabilizzare e proteggere la colonna vertebrale;
  5. incremento della massa ossea con esercizi in carico;
  6. miglioramento dell’equilibrio e della coordinazione per prevenire le cadute.




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