Educazione e Natura

A cura del Dr. Massimo Mapelli

La filosofia della natura è intrinsecamente orientata verso una educazione concepita come la realizzazione dell’essenza dell’uomo ed è favorevole alla ginnastica. Montaigne scriveva: <>, e l’educazione fisica quale egli la concepiva, veniva precisata nei seguenti termini: <>. Insisteva anche sull’importanza sociale degli esercizi e dei giochi riconoscendo che essi favorivano “la socievolezza e l’amicizia”, e che, al pari delle azioni dettate dalle religione, allontanavano dalle cattive azioni. Nel complesso della natura umana, Montaigne aveva attribuito al corpo una specie di parità con l’anima ,è chiaro che l’educazione fisica, quella intellettuale e quella morale o sociale non potevano esistere in maniera autonoma l’una dall’altra. Esisteva invece un’unica educazione. Rousseau diceva qualcosa di nuovo affermando che l’attività e il movimento creavano in un certo senso l’intelligenza. Il bambino proverebbe un bisogno naturale di muoversi che, in parte, egli potrebbe soddisfare con atti utili; però nel bambino resterebbe <> ed egli la userebbe per <>. Egli conoscerà quelle qualità sensibili del corpo che più lo interessano, eserciterà sul corpo i suoi sensi, le sue energie, <<così il suo corpo e il suo spirito si addestreranno contemporaneamente>> e, secondo Rousseau prenderà forma <>, una “ragione sensitiva”, che farà da base alla “ragione intellettuale”. Si trattava dell’unica specie di ragione che era possibile nella prima età e che in tale età era la più necessaria, così si poteva lasciar fare al fanciullo. Rousseau, nell’Emilio, affermava che senza il corpo, la ragione non avrebbe presa sulle cose, finirebbe nell’irreale e nell’abbietto, deviazioni entrambi di un uomo il cui corpo non aveva ancorato la ragione nella natura delle cose. La ginnastica preparava allo stato di natura o, per meglio dire rappresentava uno degli aspetti dello stato di natura e ora si presentava anche come una specie di substrato di una educazione intellettuale capace di generare la retta ragione. Rousseau attribuiva agli esercizi soprattutto una funzione educativa. Essi costruirebbero a formare “temperamenti sani e robusti”, in quanto avevano inoltre un aspetto morale, esercitando una funzione protettiva, proponendo ai bambini esercizi a loro graditi e soddisfacendo il bisogno di agitarsi che il loro corpo aveva crescendo. Parallelamente la buona educazione avrebbe permesso alla natura di generare la virtù. I giochi dei giovani, anche dei bambini che venivano cresciuti ed educati a casa, andavano eseguiti in pubblico. Uniti nei loro giochi, i bambini si sarebbero abituati <> perché sarebbe stato lo stesso pubblico a designare il vincitore di queste competizioni pacifiche. In tal modo si comprende come, parlando degli esercizi fisici che assicuravano al fanciullo la salute del corpo ed anche il possesso di molte virtù sociali, Rousseau potesse dire che essi costituissero <>. In una filosofia e in una pedagogia della natura l’educazione fisica era uno dei mezzi più sicuri per stabilire relazioni naturali fra l’uomo e le cose. Lo spirito e l’animo potevano alternarsi e deformarsi, mentre invece, il corpo manteneva o ritrovava più facilmente la vita che gli era destinata, e il cui premio era la salute. L’aderenza al corpo e quel mantenimento delle relazioni con le cose che ne era il corollario impedivano allo spirito di errare, di vagabondare, di perdere, insieme al suo ancoraggio, terreno, il senso dei valori e della moralità. Per utilizzare espressioni moderne si può parlare di “saggezza corporea” e “intelligenza corporea”. Rousseau si era rifatto all’idea di natura per determinare le relazioni da stabilire fra spirito e corpo. L’educazione fisica sarebbe stata il mezzo da usare per la realizzazione di tali relazioni. I filantropini, come Rousseau, credevano che la natura umana si realizzasse fisicamente nello stato di natura.

Per Basedow educare significava <>. Egli si sarebbe formato attraverso il contatto con le cose, per l’interesse che vi dedicava e il metodo educativo più sicuro doveva avere soltanto un carattere ricreativo e intuitivo. Basedow fu l’iniziatore del movimento filantropico e il creatore,a Dessau, del primo Philanthropinum. L’educazione fisica considerata da Basedow, si ispirava a queste concezioni. Egli non cercava di provocare il ritorno alla natura, ma di assicurare al fanciullo una forma di vita il più naturale possibile. Da qui era scaturita l’idea di un Philanthropinum, ossia di un istituto di educazione che riunisse i bambini lontano dalle città. Come Locke e come Rousseau, Basedow voleva che <> e che non si trascurasse <>, qualità anche morali. Inoltre, grazie al lavoro manuale, l’educazione fisica avrebbe procurato una specie di sicurezza di fronte agli uomini e di indipendenza di fronte alle cose.

Le idee di Basedow esercitarono una grande influenza sul filosofo tedesco Guts Muths. La Gymanastik für die Jugend – che è indubbiamente uno dei libri più importanti scritti sull’educazione fisica – indica quale fosse stata la via seguita dal pensiero del suo autore, Guts Muths. L’educazione, ai tempi in cui scriveva Guts Muths, trattava il fanciullo come un essere fragile, si prendeva ogni cura di lui, lo teneva per la maggior parte del tempo in una camera. Gli effetti negativi di una tale educazione erano evidenti e Guts Muths li sottolineava spesso: i giovani erano divenuti deboli e malaticci, non sapevano utilizzare il loro corpo, mangiavano troppo, conducevano una vita troppo intellettuale perfino nelle loro distrazioni, in essi era sopravvenuta anche una depravazione morale, l’inattività aveva come conseguenza l’indolenza, e questa la lussuria. Questa educazione , secondo Guts Muths, era secondo natura perché si era creduto che l’uomo fosse un puro spirito. Così si era costituita una classe di intellettuali la quale <>. Guts muths, non manifestava nessuna ostilità verso il progresso delle lettere e delle arti, egli accettava la civiltà e apprezzava i suoi frutti, però condannava ogni sviluppo formativo che non tenesse conto della natura umana. Non esisteva una opposizione fra corpo e anima, l’uno sarebbe deperito senza l’altra: l’educazione intellettuale non avrebbe risentito, se non vi si fosse associata l’educazione corporea; e, a sua volta, il corpo si sarebbe indebolito se la mente non avesse espresso al meglio tutte le sue capacità e funzioni. L’influenza del corpo era d’importanza fondamentale, in quanto, ad esempio il carattere dell’uomo risentiva del modo in cui il suo corpo veniva trattato e ne risentivano anche certe sue qualità morali: la fermezza, la gaiezza, la presenza di spirito e il coraggio presupponevano un corpo allenato. <>. <>. Lo scopo dell’educazione consiste unicamente nella perfezione dell’anima con il corpo e in una loro armonizzazione. L’uomo è un tutto, un’unità organica, se la natura aveva voluto questa inseparabilità dell’anima con il corpo, essa non poteva volere di certo uno sviluppo esclusivo dell’uno o dell’altra. Con lui <>. Con l’uomo la natura superava se stessa perché non essendo un semplice organismo poteva trovare in sé la forza e le risorse per innalzarlo verso la più alta umanità. Questa forma di superiore di umanità, nella prima edizione della Gymanastik für die, veniva chiamata “cultura”. <>. La cultura era un’unione della formazione fisica con quella intellettuale. Guts Muths aveva tratto il concetto di cultura da quello di natura. La natura dell’uomo era tale che il possesso di un corpo vigoroso e di un’anima illuminata gli avrebbe procurato la salute morale e la gioia. Guts Muths attribuiva alla ginnastica una duplice funzione: quella di suscitare nel fanciullo qualità e capacità che gli avrebbero permesso di affrontare circostanze disagevoli e quella di agire sulla forma del corpo, ma più in profondità. L’educazione fisica esercitava sul corpo dell’allievo anche un’azione formativa, intesa a mettere il corpo in armonia con le forze spirituali e morali e al servizio di esse. La ginnastica avrebbe preparato il bambino alla vita.

A differenza di Motaigne, Rosseau e dei Filantropini, Pestalozzi non riteneva che la società fosse la causa del pervertimento della natura umana. Per Pestalozzi la concezione della natura umana era costituita da un cuore, da uno spirito e da un corpo, questi tre elementi erano indissociabili, per cui lo sviluppo dell’uno aveva conseguenze anche sugli altri. Essa andava sviluppata attraverso l’educazione. Da questa concezione generale della natura derivano i grandi principi educativi di Pestalozzi. L’educazione si poneva di formare l’uomo secondo la sua natura. Il bambino ha la tendenza ad agire muove le mani e i piedi, afferra gli oggetti, gioca. Il bambino acquista nel tempo maggiore scioltezza e abilità, esegue movimento di cui prima non era capace, così facendo impara a conoscere il proprio ambiente. Ad ogni età dell’essere umano corrispondeva un dato comportamento naturale. Le sue forze intellettuali e morali si sviluppano contemporaneamente a quelle fisiche. La prima educazione fisica sarebbe stata la “ginnastica naturale familiare”. Essa sarebbe stata curata dalla madre, la natura la chiamava ad insegnare a camminare al suo bambino. I bisogni del bambino avrebbero richiesto poi il concorso del padre, il quale, a seconda delle esigenze, gli avrebbe insegnato a saltare, ad arrampicarsi sugli alberi, ad andare sul ghiaccio, ecc. Al termine di questa educazione il fanciullo avrebbe acquistato una certa autonomia, manifestandosi, in una forma morale, con l’indipendenza del cuore, in una forma spirituale, con quella del pensiero, in una forma fisica, con l’indipendenza del corpo.

Rousseau aveva posto un’antinomia: la società a lui contemporanea si contrapponeva alla natura, egli aveva condannato la società ed aveva scelto lo stato di natura. Guts Muths, aveva sì riconosciuto l’opposizione fra stato di natura e stato sociale, ma aveva anche cercato di conciliare i due termini nel suo concetto di cultura. Pestalozzi, invece, credette che la natura potesse realizzarsi nella società. Nel pensiero di Pestalozzi l’educazione fisica non era una educazione particolare, nemmeno un elemento dell’educazione, era uno degli aspetti dell’educazione in genere, la quale non poteva che avere un carattere globale.