Attività fisica e gravidanza

A cura del Dott. Massimo Mapelli

Molte sono le donne che vanno in palestra e che desiderano continuare a farlo anche durante la gestazione. Gli effetti dell’attività fisica sull’andamento della gravidanza e sul feto sono stati adeguatamente valutati grazie all’applicazione di metodiche che consentono di studiare il benessere fetale in relazione alle diverse condizioni materne. Numerosi sono infatti i fattori che hanno studiato la risposta materna all’esercizio fisico: tipo, durata e intensità dello sforzo; età, peso e condizioni fisiche; epoca gestazionale e motivazioni psicologiche. Per questo diventa fondamentale conoscere dettagliatamente le modificazioni indotte dalla gravidanza che possono interferire sul fisiologico adattamento all’esercizio.

Tessuto connettivo

Sotto l’influenza ormonale(estrogeni e progesterone) il tessuto connettivo diventa più soffice e più facilmente distensibile. Questa situazione si traduce in una maggior lassità del tessuto stesso e delle articolazioni che in gravidanza sono quindi più esposte al rischio di traumatismi. Con il progredire della gravidanza, l’aumento volumetrico dell’utero e del seno causa un cambiamento nel centro di gravità corporeo della gestante. E’ infatti tipica un’accentuazione della lordosi, a cui si associa frequentemente una lassità dell’articolazione sacroiliaca, causa di algie e di uno sbilanciamento in avanti del peso corporeo.




Sistema cardiovascolare

In gravidanza si osserva un incremento del volume plasmatico(30% circa), della frequenza, della gittata cardiaca e una riduzione dell’ematocrito. Il cuore viene spinto in alto e in avanti per l’aumento volumetrico dell’utero. La pressione arteriosa sistolica non si modifica, mentre quella diastolica si riduce lievemente. Se la gravida svolge un’intensa e vigorosa attività sportiva, si riscontra frequentemente un aumento del 10% dell’ematocrito entro 30 minuti dall’inizio dell’esercizio, in associazione a un incremento della frequenza cardiaca. La pressione sistolica aumenta in rapporto all’intensità dell’esercizio. Il ritorno ai valori basali si verificano entro 5 minuti dal termine dell’esercizio stesso. Queste modificazioni del sistema cardiocircolatorio, che persistono fino a 4 settimane dopo il parto, devono essere attentamente valutate nella scelta dell’allenamento da consigliare alla gestante. E’ importante controllare attentamente le modificazioni della frequenza cardiaca della donna e stabilire dei limiti oltre i quali non eccedere, tenendo presente che durante la gestazione si verifica un’anemia da emodiluizione e/o da carenza di ferro che può alterare la normale capacità di trasporto di ossigeno.

Sistema respiratorio

Al termine della gravidanza, l’aumento volumetrico dell’utero spinge il diaframma verso l’alto, riducendo l’altezza delle cavità pleuriche e provocando, alcune donne, dispnea. L’aumento del consumo d’ossigeno durante un esercizio impegnativo è infatti inferiore rispetto a quello che ci si aspetterebbe. Queste osservazioni suggeriscono che la donna in gravidanza non è in grado di mantenere alti livelli di attività aerobica, presentando una diminuzione della riserva polmonare un’incapacità di compensare efficacemente lo stress di esercizi in anaerobiosi.

Sistema metabolico

L’intensa attività fisica, svolta per un prolungato periodo, determina una aumento della temperatura corporea che in gravidanza è normalmente più elevata ed è presumibile che questo aumento sia ancora più evidente durante l’esercizio. E’ importante consigliare di non allenarsi in stato febbrile o in ambienti caldo-umidi. L’esercizio influenza il metabolismo del colesterolo aumentando le lipoproteine a elevata densità e agendo in modo protettivo sul sistema cardiovascolare. Anche il metabolismo del glucosio è influenzato: in gravidanza lo sforzo si accompagna a una iperglicemia compensatoria. Questa condizione dall’intensità dell’esercizio e non sembra essere correlata a una alterata risposta all’insulina. Questa relativa ipoglicemia, associata all’attività fisica, persiste per un periodo di tempo indeterminato dopo il termine della seduta di allenamento e potrebbe influenzare sia la crescita fetale che il metabolismo materno.

La risposta fetale all’esercizio fisico materno

Numerosi sono gli studi che hanno valutato, mediante moderne tecniche di monitoraggio la risposta del feto all’attività fisica materna. Un aumento della frequenza cardiaca fetale è stato registrato in tutte le gravide, indipendentemente dall’intensità dell’esercizio fisico. In alcuni feti si è inoltre osservata una bradicardia transitoria risoltasi entro uno-tre minuti dopo il termine dell’attività. In questi casi il ritorno alla frequenza cardiaca di base è stato preceduto da una iniziale tachicardia. La gravidanza è proseguita normalmente fino al termine in tutte le donne. Nessun problema si è presentato al momento del parto e i neonati si presentavano in buone condizioni.



Parto e attività fisica materna

L’esercizio fisico non influenza negativamente il travaglio del parto: svolgere attività durante la gravidanza ha invece un effetto benefico nel ridurre la percezione dolorosa e lo stress durante il travaglio stesso. Questi dati sono derivati da uno studio italiano in cui donne al secondo trimestre, praticanti attività fisica, sono state seguite fino al parto valutando il livello plasmatico delle endorfine. Secondo questi autori l’aumento costante delle beta-endorfine plasmatiche porterebbe un innalzamento della soglia dolorifica e quindi una riduzione della percezione del dolore.

L’andamento del travaglio, del parto e le caratteristiche del neonato (peso, lunghezza, indice di Apgar) sono stati soggetto di studio, in una ricerca svolta da autori americani, in gravide che hanno svolto allenamento costante: è stato segnalato il benefico effetto dello stesso sulla nascita del bambino. L’incidenza di parto cesareo è risultata inferiore nelle donne con regolare attività fisica, così come inferiore è risultata la durata del travaglio, rispetto a quelle che non facevano esercizio.

Controindicazioni allo svolgimento dell’attività fisica in gravidanza

  • miocardite
  • scompenso cardiaco
  • tromboflebiti
  • embolia polmonare recente
  • patologie infettive
  • patologie ostetriche
  • ipertensione arteriosa severa

L’attività fisica svolta dalla gravidanza deve essere attentamente supervisionata per intervenire tempestivamente alla comparsa di sintomi che indicano la necessità di interrompere immediatamente l’esercizio.




Questi sintomi comprendono:

  • sanguinamento
  • nausea e vomito
  • disturbi visivi
  • diminuzione dei movimenti attivi fetali
  • dispnea
  • palpitazioni
  • affaticamento
  • tachicardia
  • dolori lombari
  • difficoltà alla deambulazione
  • senso di instabilità
  • contrazioni uterine

Linee guida per l’attività fisica in gravidanza

Il programma fisico ideale comprende diverse possibilità di scelta: passeggiate, nuoto, cyclette ginnastica dolce agli attrezzi.

Qualsiasi sia il tipo di attività svolta è necessario seguire le seguenti regole:

  • la frequenza cardiaca materna non deve superare i 140 bpm
  • l’attività fisica, se intensa, non deve eccedere i 15 minuti di durata
  • dopi il IV mese di gravidanza non devono essere eseguiti esercizi a terra in posizione supina
  • evitare esercizi che possono evocare la manovra di Valsava (stimolazione vagale)
  • non superare i 38°C di temperatura corporea
  • adeguare l’introito calorico in relazione all’attività fisica svolta, aggiunta alle richieste alimentari proprie del periodo

 

BIBLIOGRAFIA
P. Zeppilli – V. Palmieri: Manuale di Medicina dello Sport. Casa Editrice Scientifica Internazionale, Roma, 2008
S. Busin, A. Gnemmi , N. Nicosia, C. Suardi, S. Zambelli, F. C. Hatfield: Fitness la guida completa. Ed. Club Leonardo 2004.